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Estate 2010: un incontro in 1244 parole Quello che facciamo è “politica”? Sintesi a cura di Paola
Quali pensieri si sono intrecciati? … La cosa più importante è “Il passaggio, la trasmissione, di quello che è dato per scontato. Ci sono cose date per scontate nell’ambito culturale che tutte decodifichiamo come “vere”, anche se non vengono esplicitate. Oggi diamo per scontato che le nostre riunioni hanno un significato politico, perché venti, trent’anni fa, le donne quando si sono riunite hanno detto: questo è un fatto politico. Poi la cosa è passata nell’ambito generale, non tanto come fatto ‘politico’ in assoluto, ma come ‘viaggio’ verso il politico”. … Anche per il femminile e il maschile è questa la cosa più importante: il passaggio, la trasmissione, di quello che è “dato per scontato”. … Ho maturato delle perplessità enormi rispetto alla politicità del nostro lavoro, perché non è inserito in un contesto in cui anche altri gruppi di donne fanno qualcosa del genere che poi comincia a circolare e a incidere … può essere politico per me personalmente, ma non lo è rispetto alla situazione politica attuale, a quello che sta succedendo in giro, alla incapacità di pensare strategie politiche … Allora mi va benissimo vederci, ma non la chiamo ‘politica’. Non saprei come chiamarla, ma mi sembra che anzi rischi di essere un po’ un alibi, per dire ‘noi stiamo facendo politica’. … E’ vero che ci vuole un contesto, come c’è stato nell’epoca in cui noi abbiamo fatto delle cose, ma probabilmente esiste anche oggi, anche se diverso. … Ho pensato che noi stiamo ragionando proprio su quello in cui si stanno dibattendo le donne che sono in situazioni di potere. Mi è venuta un’immagine: è come quando si dice delle monache: quelle sono in convento e pregano per l’anima di tutte noi. Da bambina pensavo “chissà cosa ne verrà da tutto questo pregare, però l’importante è che qualcuno sia lì e preghi”. Noi siamo come quelle del convento… Però questa preghiera io vorrei che uscisse fuori, vorrei dire “guarda che sto pregando per te! … Il termine “politico” comprende anche quello che noi chiamiamo “culturale”; poi è chiaro che ci deve essere un allargamento, una partecipazione più complessiva, ma i valori cambiano culturalmente dall’individuo in poi, attraverso tante strade. Qui facciamo quella che io credo sia ‘politica’ … ma per me anche se facessimo cultura senza fare politica, pazienza! Quello che mi serve è sappiamo di farla … “ … Gli argomenti che stanno uscendo dai nostri incontri sono argomenti pesanti. Noi stiamo riguardando non solo il passato, ma anche il presente e stiamo ponendoci una domanda per il futuro … Diventa politico solo se siamo visibili? Ma prima di incontrarci col politico fuori per fare qualcosa che diventi visibile, è importante che noi capiamo bene, a partire dal linguaggio, il significato di ogni cosa che noi diciamo, altrimenti rischiamo di nuovo di fermarci, come nel passato”. … Come riusciamo noi a passare un messaggio nell’occasione in cui possiamo ipotizzare un incontro con donne che rivestono ruoli istituzionali? Vorrei che riuscissimo ad essere più disponibili ad incontrarci per diventare ‘pubbliche’. Un modo l’abbiamo trovato, quello del sito, però è mediato da un sistema che non ci espone personalmente. … Mentre stavo andando a letto e avevo tutte le cose ascoltate nella testa, ho proprio pensato “a cosa serve tutto questo se io non riesco a trasmetterlo fuori?” … Sento che c’è stata una voce femminile nel passato, molto forte, che ci ha fatto raggiungere dei risultati. Però adesso non sento che dalle donne provenga una domanda. Perché, alla fine, questo gruppo serve a noi? Tutto è nato dalla mostra, dal desiderio di Paola e di altre di mettere insieme di nuovo delle energie che provenivano dal passato e di ricominciare a seminare. Sento che questi incontri hanno una sfera di intimità da preservare, molto preziosa, perciò nel momento in cui decidiamo di avere un contatto esterno, deve essere molto protetto. … In questo momento tante domande non provengono dalle donne, ma da altre persone. C’è un’attività molto fervida nei gruppi dei transessuali, degli omosessuali, e quindi è lì che si potrebbe pensare a una condivisione politica delle nostre domande. … Per me politica non è fare questo. Mi piacerebbe fare qualcosa di attivo … finché non scenderemo con i forconi in piazza non cambierà niente … Poi, ripensandoci, se dò alla parola politica un significato diverso dal significato forte di azione, forse c’è anche della politica in quello che facciamo ... Anche io ho delle difficoltà a dire cos’è questo gruppo: mi rendo conto che devo sempre spiegare, e alle volte lascio perdere perché dico ‘tanto non capiscono’ … Una volta ho detto che avevo una riunione di donne: grandi risate … Poi spiegando un po’ nel dettaglio cos’era: silenzio, mutismo e sottomissione! ... Sembravo la cretina che fa il movimento femminista … ma poi hanno capito che non era una cavolata. … Mi ha colpito Luciana che prima ha detto: ‘noi abbiamo un passato politico’. Io non ce l’ho. Per me è molto difficile parlare con voi perché io non ho questo passato politico, per me è tutto nuovo e mi sembra già incredibile riuscire a confrontarci … non l’ho mai fatto e per me questa è una cosa rivoluzionaria … Secondo me esplicitare i problemi e confrontarli tra di noi non è cosa da poco, è una grande cosa, molto politica. … Anch’io, dopo l’intervento di Livia, ho pensato che non mi è del tutto chiaro per quale motivo vengo a questi incontri e perché non ne perdo uno … La sua provocazione mi ha consentito di focalizzare l’attenzione. All’improvviso mi è stata chiara la ricchezza del lavoro che stiamo facendo, il momento politico è difficilissimo, una delle cose che più viene colpita è la cultura e la capacità di pensare e di coltivare un pensiero critico. Il solo fatto che noi continuiamo a fare questo sforzo di elaborare, di pensare insieme tra donne, è già in antitesi alla politica del governo. … Non lo sappiamo ma quello che sta succedendo a noi, sta succedendo forse anche ad altre donne, è come un movimento carsico che noi non conosciamo ancora bene ma che poi può dare qualche cosa. A me non interessa in questo momento un rapporto con le istituzioni o una immediata visibilità, mi interessa invece che continuiamo a fare questo lavoro. … Non si tratta tanto di cosa è, e di cosa non è, politica, quanto di quando una cosa diventa politica. Per me se ci facciamo un gruppo piacevole, che sia anche un lusso, mi va anche bene, però non mi viene da chiamarlo ‘politica’. Sono d’accordo nel dire che quello che facciamo è un “pre”, una radice indispensabile, ma per me diventa politica nel momento in cui davvero si misura con la polis, ovvero con qualcun altro. Allora che cosa per me lo fa diventare politica? Il fatto di non spegnere il registratore! Questi incontri mi danno la speranza che si possa in fondo fare qualcosa, che per me può essere anche un qualcosa che non ci vede tutte insieme come gruppo a confrontarci con qualcuno. Per me il politico è uscire in qualche modo, poi può essere che qualcuna si prende il nutrimento da qua e se lo adopera come vuole”.
... noi ci concediamo il lusso, viste dall’esterno, di passare una giornata insieme per riflettere sul mondo, sulle donne, sul femminile, sul maschile, di dedicare otto ore, quattro volte l’anno, più il sito… ... è un piacere o no stare qui? Se sì allora è un lusso. ... vogliamo il pane e le rose.
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